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aldospano Guru


Registrato: Jan 21, 2006 Messaggi: 1250
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DIABETICI D'ITALIA: PREVENZIONE? NO GRAZIE
Sempre disquisizionando sui pro e contro della Scienza, con le sue mille sfaccettature, oggi leggo da una fonte dell'ISS, Istituto Superiore di Sanità, con pubblicazione odierna, 15.05.07, uno studio sintetizzato da
FABIANO DE MICHELI, dove ci offre una contrapposizione che pur nulla avendo a che fare con la Buona Scienza, ci dovrebbe fare riflettere di ciò che ci serve e COME utilizziamo quello che ABBIAMO GIA'.
Fumano, sono sovrappeso, non fanno attività fisica e trascurano l'abc della prevenzione; persino la semplice osservazione dei sintomi. Sono i pazienti diabetici d'Italia, fotografati da uno studio coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità.
La ricerca sulla cura del diabete, la prima del nostro Paese estesa a tutto il territorio nazionale, evidenzia - a sorpresa - comportamenti a rischio per un diabetico su due. Un quadro così sconfortante per i medici “da obbligare a rivedere le forme attuali di prevenzione” indicano i ricercatori.
Ben sette diabetici su dieci risultano infatti in sovrappeso; solo cinque su dieci svolgono abitualmente attività fisica (uno su tre è completamente sedentario), uno su quattro è fumatore. Il 55% degli interpellati riferisce di soffrire di ipertensione arteriosa ma il 16% non è in terapia. Il colesterolo alto affligge il 44% di loro e la circa metà (il 49%) dichiara di non seguire alcuna cura. Il 34% al momento della diagnosi era un fumatore e il 25% lo è rimasto al momento dell'intervista. Solo il 27% dei pazienti può contare su un indice di massa corporea normale: tre intervistati su quattro sono sovrappeso (il 41%) oppure obesi (il 32%).
Il dato su come i malati percepiscono il loro stato di salute conferma l'alto tasso di insoddisfazione tra i diabetici sulle proprie condizioni fisiche. Il 30% le ritiene cattive o appena sufficienti. Ma la percentuale sale tra chi vive al Sud e tra i meno scolarizzati. Sul piano della prevenzione, lo studio evidenzia informazione parziale e poca propensione ai controlli periodici. Solo un diabetico su due conosce a fondo la propria malattia e sembra in grado di studiarne giornalmente i sintomi.
E' il caso del controllo giornaliero dei piedi, essenziale per la prevenzione del 'piede diabetico' (cioè con lesioni neurologiche e vascolari che, se associate ad alterazioni della funzione del piede, possono degenerare in ulcere, infezioni profonde e cancrena): una pratica nota solo a 49 intervistati su 100. E, tra quanti la conoscono, il controllo quotidiano è praticato solo dal 43%.
Ma i comportamenti di questo tipo si ripetono anche in altre situazioni. Tra i pazienti in cura con farmaci, solo il 68% dichiara di aver ricevuto indicazioni su che cosa fare in caso di possibile crisi ipoglicemica. L'allarme tocca anche i fumatori: nonostante il monito a smettere, il 25% continua a fumare, con una percentuale di 'recidivi' analoga a quella della popolazione generale. Tra i pazienti risultati sovrappeso, solo uno su due (52%) sta facendo qualcosa per perdere chili (dalla dieta all'attività fisica).
Quanto all'esercizio fisico, è un altro grande assente nella vita dei diabetici: consigliato all'80% di loro per i benefici effetti sul controllo della glicemia e di fattori correlati al diabete (ipertensione, controllo lipidico, controllo del peso), è invece praticato abitualmente - almeno 5 volte alla settimana per almeno 30 minuti - da meno della metà (il 41%) dei pazienti.
Tra le terapie, gli antidiabetici orali da soli risultano i più utilizzati (nel 60% dei casi) e solo il 27% dei malati fa uso di insulina (o insulina con antidiabetici orali). Circa uno su tre ha sofferto almeno di una complicanza, soprattutto per retinopatia diabetica, di cui è vittima il 18% della popolazione diabetica italiana, seppure con sensibili differenze regionali (7% a Trento, 30% in Sardegna).
Seguono le complicanze vascolari, accusate dal 12% degli interpellati, anch'esse con differenze regionali di rilievo (si va dal 7% della Basilicata al 30% del Lazio). Più rare, infine, le complicanze renali (nel 4% dei casi), l'ictus (per il 3%) e le amputazioni (l'1%).
Fabiano De Micheli - ISS - 15.05.07
A cura di Aldo Spanò
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