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Rita Super Vip


Registrato: Jul 23, 2003 Messaggi: 4254
Di dove sono: Veneto Verona (VR)

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NOME: Nicolas Amodio
NATO: Montevideo (URU), 10 marzo 1983
PROFESSIONE: calciatore
E' un calciatore uruguayano che gioca come centrocampista nel Napoli. È alto 179 cm e pesa 73 kg.
Aveva nove anni quando scoprì di avere il diabete. Da quel momento Nicolas Amodio ogni giorno gioca la sua partita contro la malattia: «Però sono qui, a Napoli nella patria del calcio, e sono un giocatore professionista nonostante tutto.
Vorrei che il mio esempio fosse un segnale per i ragazzi che scoprono di avere il diabete: lo sport non è proibito, anzi...».
Ieri Amodio ha ricevuto il premio come atleta diabetico dell'anno, glielo ha assegnato l'Associazione Italiana Medici Diabetologi: non solo per le sue indubbie capacità atletiche, ma anche per il «coraggio» nel parlare liberamente della sua malattia. Non è da tutti ammettere di avere il diabete, soprattutto nello sport. I campioni veri non hanno mai avuto problemi a parlarne (da Mohammed Alì a sir Steve Redgrave olimpionico nel canottaggio in cinque diverse edizioni dei Giochi), però oggi è tutto più difficile. In Italia ci sono almeno dieci atleti professionisti dipendenti dall'insulina, ma chiedono di restare nell'ombra per paura che il loro valore di mercato scenda: «E tra questi c'è anche un nazionale di calcio - spiega il professor Gerardo Corigliano, presidente dell'Associazione Atleti Diabetici -. Invece Amodio è un ragazzo d'oro, è sempre pronto a seguirci nelle iniziative pubbliche e a lanciare un messaggio di serenità ai diabetici».
In Italia il 5% della popolazione soffre di diabete, 300mila persone sono insulinodipendenti; solo settecento, però fanno sport ad alto livello, e appena cento sono agonisti. Lo sport, invece, sarebbe fondamentale per prevenire, e anche per curare il diabete. L'argomento verrà affrontato anche venerdì prossimo alla Mostra D'Oltremare: la dottoressa Annamaria Terracciano, esperta della materia, terrà un workshop per spiegare l'utilità dell'attività fisica per prevenire e curare le malattie metaboliche. Ma probabilmente per avvicinare i giovani diabetici allo sport sono più importanti le parole del giocatore azzurro: «È vero, forse ho fatto qualche piccolo sacrificio in più, però sono arrivato dove volevo arrivare». Fin da quando era bimbo, in Uruguay, ha imparato da solo a iniettarsi l'insulina. Tiene sotto controllo l'alimentazione e fa esami a scadenze fisse: «Paradossalmente vado incontro a una vita più serena. Sono in forma, mi alimento correttamente, faccio una vita regolare... è il massimo», sorride il nuovo «atleta diabetico dell'anno». Certo, affrontare il calcio professionistico comporta anche qualche piccola scocciatura legata alle procedure antidoping. L'insulina è uno dei prodotti vietati, e all'inizio di ogni stagione bisogna presentare una accurata documentazione in Federazione. Anche nel caso di sorteggio per i controlli dopo partita bisogna presentare un documento dal quale si evince la dipendenza dall'insulina: «Ma si tratta di piccoli problemi burocratici facili da risolvere», taglia corto Amodio. Più complicato, invece, il rapporto con i nuovi compagni quando cambia squadra: «La prima volta che, in ritiro, tiro fuori la siringa per iniettarmi l'insulina, spesso gli altri giocatori mi guardano sconvolti. Non capiscono cosa sto facendo, sono preoccupati. Ma quando spiego il mio problema, diventa una cosa normale e nessuno ci bada più».
Fonte: Il Mattino - 15/10/06 |
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Rita Super Vip


Registrato: Jul 23, 2003 Messaggi: 4254
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Amodio, il diesel del Napoli
Si chiama “Asado”, ne va matto, si fa sul barbecue, è una specialità di casa sua, una sorta di bisteccona. Ne mangia a bizzeffe ma è un tipo che si sa regolamentare in ossequio alle diete. Nicolas Amodio (nella foto) avrà preso esempio dal mitico Burgnich? Probabile. E' diventato quella specie di Hulk che è così. Il buon vecchio Tarcisio decantava...: «Una fiorentina e una bella dormita, e domani sarò di nuovo un leone» , rassicurava tutti in questo modo dopo le dure fatiche dei suoi anni ruggenti. Pure il segreto del “Leone” Amodio è legato alle proteine di fumanti carni deliziose. E' un po' come la storiella di Braccio di ferro e dei suoi spinaci...
GRANDE - Era piccolo, si sentiva un po' spaesato quando da San Benedetto del Tronto arrivò a Napoli. Aveva 21 anni, oggi, a distanza di 24 mesi, Nico è cresciuto, Nico sta diventando grande. Ha un'energia implacabile, una capacità di corsa e di recupero da fondista specializzato. De Laurentiis l'ha vista in tv Cesena-Napoli, è rimasto con gli occhi di fuori...: « Amodio è un motore, un moto perpetuo, che forza, che intelligenza, mi ha stupito, ho chiamato Pierpaolo Marino e gli ho detto “avevi ragione, complimenti”».
Complimenti vivissimi, il Napoli lo acquistò per 800 mila euro, ora è blindatissimo, contratto sino al 2010. Lui e Bogliacino arrivarono in Italia portati dal manager D'Ippolito che li lanciò grazie alla Samb, rimasero lì un solo anno, stagione 2004/05, affrontarono il Napoli (era il primo anno di serie C), Marino, occhio lungo, non se li lasciò sfuggire e li acchiappò.
LA “PRIMA” - Quest'anno Amodio sta vivendo la sua prima esperienza italiana in serie B, non l'aveva mai fatta prima, solo in Uruguay l'aveva assaggiata in una squadretta del suo Paese, niente a che vedere con il grande campionato attuale. Amodio è un motore, ha ragione il presidente, di più, è un diesel. Parte lento, poi ti scoppia, dura 90 minuti e passa. L'inizio di stagione l'ha vissuto in panchina come era logico che fosse, poi la solita solfa: ha atteso il momento adatto e si è messo in mostra, ha rubato il posto ai “vip” della mediana, da quando l'hanno messo dentro nessuno più l'ha tolto. Si giocava Napoli Juventus, Reja aveva l'acqua alla gola, si decise a cambiare, Amodio si è impadronito del centrocampo e l'ha salvato.
IL TALENTO - L'uomo del futuro non ha occhialetti spaziali, ha solo polmoni grandi. Giocatore totale e prototipo del football che sarà, con l´aggiunta di preziosismi da platea e un´immagine molto curata: tolta la corazza, però, non ha nulla di cibernetico o virtuale, eliminate le apparenze del campo questo ragazzone anomalo e suscettibile è uno semplice. Lo anima il coraggio, la capacità di affrontare ostacoli e imprevisti a testa alta. E lo manda avanti la correttezza, la chiarezza, il parlare poco, la sua timidezza che poi diventa grinta leonina. Se sei il suo avversario e gli vieni davanti ti fa due occhi che urlano senza bisogno di parlare, ce li ha iniettati di “sangue”. E soprattutto sono veri. Nicolas Amodio, poche settimane fa gli hanno consegnato il premio come atleta dell'anno, gliel'ha consegnato l'associazione diabetici italiani. Perché lui è un diabetico. Perché lui è un vincente.
(daniele rindone)
Fonte: Corriere dello Sport - 13/12/06 |
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