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noelia08 Frequentatore


Registrato: Oct 27, 2009 Messaggi: 63
Di dove sono: Sicilia Catania (CT)

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La risonanza magnetica può visualizzare le cellule del pancreas e il risultato del trapianto
Nuove evoluzioni per la risonanza magnetica, che ora è in grado di visualizzare le cellule del pancreas che producono insulina, fino ad oggi non visibili. Con una semplice risonanza magnetica, infatti, si può vedere dove si localizza il tessuto trapiantato e ripetendo la valutazione si può seguire quando e quanto tessuto viene perso nel tempo
La notizia è stata presentata dai ricercatori del Diabetes Research Institute (HSR-DRI) dell'ospedale San Raffaele di Milano, che durante il XXIII Congresso Nazionale della società italiana di diabetologia, a Padova dal 9 al 12 giugno, hanno reso noti i dati preliminari relativi ai primi 4 pazienti.
Questi, nell'ultimo anno hanno ricevuto un trapianto di isole pancreatiche nel fegato e sono stati poi sottoposti a risonanza magnetica per quantificare la massa di beta-cellule, le cellule del pancreas che producono insulina in risposta al glucosio nel sangue (e che chi soffre di diabete perde piano piano). « Prima di impiantare le isole pancreatiche - spiega Lorenzo Piemonti, direttore del Programma di Trapianto Isole dell'ospedale San Raffaele -. le abbiamo marcate con nanoparticelle paramagnetiche di ossido di ferro, che poi possono essere visualizzate alla risonanza magnetica: del tutto innocue, le particelle vengono inglobate dalle cellule in laboratorio, prima del trapianto. Dopo l'intervento, i pazienti sono stati sottoposti a risonanze magnetiche seriali a 0, 1, 3 e 7 giorni e poi dopo 1, 2, 3 e 6 mesi; li valuteremo inoltre anche a un anno di distanza».
Il metodo non invasivo messo a punto consente di valutare con precisione se il trapianto ha avuto successo e di intervenire entro la prima settimana per migliorare la vitalità delle cellule.
« Ciò significa - continua Piemonti-che qualsiasi intervento mirato ad aumentarne la sopravvivenza deve essere intrapreso precocemente per poter essere efficace. Abbiamo inoltre dimostrato che le isole di beta-cellule si distribuiscono a caso nel fegato, dove vengono inserite. Se vedessimo che il trapianto ha maggior successo quando si “stabilisce” in una certa area epatica e individuassimo le caratteristiche del paziente o del tessuto che predispongono a tale distribuzione, potremmo selezionare con maggior cura i candidati migliori all'intervento»
fonte:newnotizie.it |
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