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MA QUANTO FANNO MALE LE IPO ?
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Autore Messaggio
 aldospano
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MessaggioInviato: 20-06-2008 07:21    Oggetto: MA QUANTO FANNO MALE LE IPO ? Voto: Rispondi citando

Buongiorno.

Ritengo molto importante lo studio che vi riporto, in quanto illumina un punto che spesso ha creato serie angosce ai Diabetici. La qualità della ricerca emerge sia dai numeri interessati dei pazienti, sia del periodo della durata dello studio ( 18 anni ).

La domanda che spesso ci facciamo è: ma quanto fanno male, alla distanza, le ipoglicemie, anche severe ?

E' questa la risposta che è stata fornita, almeno sui numeri.
E' una cosa non da poco, perchè incoraggia verso le terapie intensive, con interventi insulinici decisivi, che hanno il compito di riportare, nei limiti permessi dall'attività dell'insulina usata, nel più breve tempo possibile la glicemia, ai valori ritenuti più vicini a quelli normali.

Insomma la caccia è all'abbattimento della iperglicemie post-prandiale, concetto non nuovo nei miei interventi, dato che credo molto in questo, come condizione essenziale di una terapia efficiente.

Un esempio aritmetico semplice.
Usare insulina, in qualità e modalità d'uso, che abbatte più velocemente di un'ora la Glicemia, significa, almeno con due pasti principali, avere nel'arco delle 24 ore, 2 ore in meno di iper, con una incidenza sulla glicata dell' 8,4 %.
Se aggiungiamo invece, come nella norma, un paio di spuntini e la colazione, le ore possono diventare anche 4, con una incidenza del 17 %.
A voi le conclusioni.

Un caro "salute" a tutti.

Aldo Spanò


______
29/06/2008
Admin sottolinea che lo studio si riferisce a diabete di tipo 1 insulino-dipendente trattato quindi esclusvamente con insuline

______

Da Univadis
Diabete Tipo I, controllo glicemico e effetti sul SNC
Keywords: Diabete, Ipoglicemia, SNC (Sistema nervoso Centrale)

In questi anni il miglioramento del controllo glicemico nei soggetti con diabete tipo I ha determinato la riduzione del rischio di complicanze micro e macro-vascolari e della neuropatia periferica. Un risultato soddisfacente in una patologia dove non è tuttora chiara l'azione del diabete e del suo trattamento sulle strutture del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
Infatti è noto che episodi prolungati di ipoglicemia con livelli di glucosio < 18 mg/dl possono indurre un massivo deficit energetico a livello del SNC con conseguente necrosi neuronale.
Episodi meno severi (con range di glicemia 50 - 65 mg/dl) possono indurre una transitoria interruzione dell'attività cerebrale aumentando il rischio di incidenti nella guida di autoveicoli.

Tuttavia se si eccettuano diversi piccoli studi cross-sezionali, la maggior parte dei ricercatori non ha trovato o ha trovato solo effetti relativamente deboli dell'ipoglicemia ricorrente su struttura e funzioni dell'encefalo nei bambini e negli adulti diabetici.
Quest'area indefinita di conoscenza ha alimentato il timore di molti medici riguardo agli effetti del diabete sulle capacità cognitive, rappresentando un forte limite per l'attuazione di terapie che vorrebbero portare sempre più i livelli di glicemia vicini al range dei non diabetici, nonostante un aumentato rischio di ipoglicemie gravi.
Il successo dell'implementazione pratica dei nuovi orientamenti terapeutici appare subordinato al chiarimento di alcuni quesiti aperti.

Quali conseguenze può avere sulla sfera cognitiva un modello di terapia intensivo rispetto ad uno convenzionale nel paziente con diabete di tipo I ?
Un diabete con storia di ipoglicemie severe che inducono coma o crisi epilettiche è associato ad un deterioramento cognitivo?
Il grado di controllo glicemico misurato con l'emoglobina glicata, è associato ad una riduzione delle funzioni cognitive a lungo termine?

Le risposte sono apparse sul New England Journal of Medicine1 in uno studio che ha analizzato 1144 pazienti reclutati nel Diabetes Control and Complications Trial (DCCT) e nel suo follow-up, lo studio Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications (EDIC).
I soggetti sono stati randomizzati in due gruppi di terapia (convenzionale vs intensiva) ed esaminati all'ingresso nel DCCT (all'età media di 27 anni) e dopo un follow-up medio di 18 anni con la stessa ampia batteria di test cognitivi.
Durante il periodo di follow-up sono stati misurati i livelli di emoglobina glicata ed è stata registrata la frequenza di gravi eventi ipoglicemici che hanno portato a coma o crisi epilettiche.

I risultati hanno evidenziato che il 40% dei pazienti aveva avuto almeno un coma ipoglicemico o una crisi epilettica.
La frequenza di grave ipoglicemia e la precedente assegnazione al gruppo di trattamento non sono risultate associate al declino delle funzioni cognitive, mentre livelli più elevati di emoglobina glicata erano associati a un moderato declino della velocità motoria (p=0,001) e dell'efficienza psicomotoria (p<0,001), senza un'ulteriore compromissione di nessun altra funzione cognitivo.

Questo studio fornisce dati rassicuranti sul fatto che una terapia intensiva del diabete è fortemente raccomandata, in particolare in soggetti in cui la diagnosi è formulata durante l'adolescenza o la giovinezza.
Infatti non sono evidenti segni di un declino sostanziale a lungo termine della funzione cognitiva nell'ampio gruppo di pazienti con diabete di tipo 1 che sono stati seguiti accuratamente per circa 20 anni, malgrado i tassi relativamente elevati di grave ipoglicemia recidivante.
Inoltre il miglior controllo metabolico sembra rappresentare un elemento favorevole nel determinare un significativo effetto benefico sulle abilità cognitive, dato che appare allineato ai risultati della letteratura più recente da cui si evince che uno scarso controllo glicemico è correlato ad un deficit cognitivo di medio grado2 e anomalie delle strutture encefaliche3.

Quindi gli episodi di ipoglicemia severa, pur nella consapevolezza che possono rappresentare per il paziente diabetico un pericolo nel momento in cui si verificano, non sembrano in grado di provocare un deterioramento cognitivo nel lungo periodo e pertanto non dovrebbero rappresentare una barirera alla raccomandazione di una terapia intensiva nei pazienti diabetici.

The Diabetes Control and Complications Trial/Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications (DCCT/EDIC) Study Research Group
Long-Term Effect of Diabetes and Its Treatment on Cognitive Function
N Engl J Med 2007;356:1842-52


Bibliografia

The Diabetes Control and Complications Trial/Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications (DCCT/EDIC) Study Research Group Long-Term Effect of Diabetes and Its Treatment on Cognitive Function N Engl J Med 2007;356:1842-52
Ferguson SC et al Cognitive ability and brain structure in type I diabetes: relation to microangiopathy and proceding severe hypoglycemia Diabetes 2003;52:149-56
Wessels AM et al Voxel-based morphometry demonstrated reduced gray matter density on brain MRI in patients with diabetes retinophaty Diabetologia 2006;49:2474-80
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zeroqi
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MessaggioInviato: 22-06-2008 11:25    Oggetto: Voto: Rispondi citando

avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.

sai nulla a riguardo?

ciao,
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Tamtam
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MessaggioInviato: 22-06-2008 19:16    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Riporto qua dei link interessanti riguardo all'uso di una terapia intensiva sul diabete tipo2.
______
29/06/2008
Admin sottolinea che lo studio si riferisce a diabete di tipo 2 insulino-resistente trattato con ipoglicemizzanti orali (non con insulina)

______


Studio ACCORD: attenzione alla terapia ipoglicemizzante troppo aggressiva!

E' stato pubblicato lo studio ACCORD, interrotto anticipatamente per un eccesso di mortalità nel gruppo di diabetici trattato con una terapia ipoglicemizzante troppo intensiva.

Il razionale di questo studio americano è lo stesso dello studio ADVANCE. Partendo dal presupposto che numerosi studi osservazionali avevano indicato l'esistenza di un rapporto inverso fra livello di emoglobina glicata e tasso di eventi cardiovascolari nei pazienti affetti da diabete di tipo 2, lo studio si proponeva di verificare se una terapia ipoglicemizzante più aggressiva in grado di normalizzare l'emoglobina glicata fosse in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari in misura proporzionalmente maggiore rispetto ad una terapia standard che non raggiungeva tali livelli di emoglobina glicata.

Metodi: Lo studio ha coinvolto 10.251 pazienti ( di età media 62.2 anni con HbA1c di 8.1%) che sono stati randomizzati a ricevere un trattamento ipoglicemizzante intensivo ( con obiettivo di HbA1c inferiore a 6%) o una terapia standard ( con obiettivo di HbA1c fra 7.0 e 7.9%). Di questi pazienti il 38% era di sesso femminile e il 35% aveva già avuto un evento cardiovascolare. L'outcome primario di tipo composito prendeva in considerazione infarto del miocardio e ictus non fatali, morte per cause cardiovascolari. L'iniziale follow up previsto era di 5 anni ma lo studio è stato interrotto dopo 3.5 anni per eccesso di mortalità nel braccio a terapia intensiva.

Risultati: in un anno sono stati raggiunti gli obiettivi di HbA1c 6.4 e HbA1c 7.5%, rispettivamente nel gruppo a terapia intensiva e terapia standard. Durante il follow up si sono avuti 352 eventi (gruppo intervento) e 371 (gruppo controllo) per quanto riguarda l'end point primario ((hazard ratio, 0.90; IC 95% 0.78 a 1.04; P = 0.16) ma nello stesso periodo si sono contati 257 decessi nel gruppo intervento contro 203 decessi nel gruppo controllo (hazard ratio, 1.22; IC 95%, 1.01 a 1.46; P = 0.04).

Conclusioni: una terapia ipoglicemizzante intensiva tendente a normalizzare l'emoglobina glicosilata (uguale o inferiore a 6%) non ha ridotto significativamente gli eventi cardiovascolari ed ha aumentato il tasso di mortalità nel corso di un follow up di 3,5 anni. Questi dati mettono in luce per la prima volta il pericolo di trattare aggressivamente con ipoglicemizzanti pazienti diabetici ad alto rischio cardiovascolare.

Fonte:

The Action to Control Cardiovascular Risk in Diabetes Study Group Effects of Intensive Glucose Lowering in Type 2 Diabetes. N Engl J Med 2008;358:2545-59.

----

Link in italiano con commenti sui risultati:
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 aldospano
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MessaggioInviato: 23-06-2008 08:06    Oggetto: Voto: Rispondi citando

zeroqi ha scritto:
avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.

sai nulla a riguardo?
ciao,


Le retinopatie in genere, risentono maggiormente dalle "spinte" iperglicemiche, in quanto l'occhio, essendo un organo molto piccolo, è ricchissimo di microvasi, più facilmente vulnerabili a cedimenti e otturazioni, generando le retinopatie, con varie sottoclassificazioni.

Le ipo, intese per l'occhio, come riduzione del nutrimento glucosico, hanno la stessa importanza come per tutti gli organi, specialmente se molto innervati, ma non come per le iper.
Dopotutto, consumano molto poco, proprio perchè sono piccoli.

Un danno permanente alle strutture dell'occhio o della funzione visiva dovuta ad ipo, probabilmente è accompagnata da altri danni in altri organi come ad esempio il cervello.
Un tipico danno è quello che si ha ad esempio, a seguito di ictus, dove per il lungo mancato nutrimento, le risultanze molte volte sono permanenti, con emiparesi, paraestesie ( perdita di sensibilità ) e in questi casi, anche di deficit visivi e/od oculomotori.

In una ipoglicemia severa, si assiste a fissità pupillare, blocco del movimento del bulbo oculare, calo della vista, tutti fenomeni reversibili, in funzione della durata della ipo.

C'è da dire che mentre le ipo, mandano segnali violenti e quindi la loro durata è relativamente breve, le iper possono durare anche anni.

Un caro "salute" a tutti.
Aldo Spanò

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 aldospano
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MessaggioInviato: 26-06-2008 17:06    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Tamtam ha scritto:
Riporto qua dei link interessanti riguardo all'uso di una terapia intensiva sul diabete tipo2.
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Studio ACCORD: attenzione alla terapia ipoglicemizzante troppo aggressiva!

E' stato pubblicato lo studio ACCORD, interrotto anticipatamente per un eccesso di mortalità nel gruppo di diabetici trattato con una terapia ipoglicemizzante troppo intensiva.
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TamTam, hai perfettamente ragione su questo studio.
Infatti è stato pubblicato da me, QUA, l'anno scorso, o quasi:

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Ma, sempre secondo la logica dei forum, hai prodotto un contr'altare che, anche se corretto, può trarre in inganno il topic del forum e chi legge.

I due studi infatti sono interessati a situazioni ben diverse.

Il primo si occupa di Dia /1, età media 27 anni, con l'indirizzo di valutare eventuali danni di deterioramento cognitico.

Il secondo, l'ACCORD, pubblicato da me da come puoi vedere, e in questi giorni da te, si occupa di Dia /2, età media 62,2 anni, indirizzato ad
eventi cardiovascolari, che avevano già avuto il 38 % dei maschi e il 35 % delle femmine.

Questa precisazione è dovuta per vari ordini di motivi a cominciare dal valore di questo sito e i suoi contenuti;
poi per evitare l'insorgere di contraddizioni che possano scoraggiare l'uso di una corretta terapia insulinica, dato che di questo si occupa il forum.

Un caro "salute" a tutti.
Aldo Spanò

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MessaggioInviato: 27-06-2008 23:39    Oggetto: Voto: Rispondi citando

aldospano ha scritto:

Ma, sempre secondo la logica dei forum, hai prodotto un contr'altare che, anche se corretto, può trarre in inganno il topic del forum e chi legge.


Il mio non era un contraltare allo studio da te menzionato - questa è una tua assunzione - ma è riferito all'uso di una terapia intensiva nel diabete tipo2, come riportato nell'unica riga del mio intervento.

Il tutto è perfettamente In Topic, visto che questo thread riguarda gli effetti dell'ipo a lungo termine come da te indicato nel titolo e nel tuo post con la domanda:
aldospano ha scritto:

La domanda che spesso ci facciamo è: ma quanto fanno male, alla distanza, le ipoglicemie, anche severe ?


Per il resto, hai fatto bene a puntualizzare. Male non fa di certo.
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 aldospano
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MessaggioInviato: 28-06-2008 16:21    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Tamtam ha scritto:
aldospano ha scritto:

Ma, sempre secondo la logica dei forum, hai prodotto un contr'altare che, anche se corretto, può trarre in inganno il topic del forum e chi legge.


Il mio non era un contraltare allo studio da te menzionato - questa è una tua assunzione - ma è riferito all'uso di una terapia intensiva nel diabete tipo2, come riportato nell'unica riga del mio intervento.

Il tutto è perfettamente In Topic, visto che questo thread riguarda gli effetti dell'ipo a lungo termine come da te indicato nel titolo e nel tuo post con la domanda:
aldospano ha scritto:

La domanda che spesso ci facciamo è: ma quanto fanno male, alla distanza, le ipoglicemie, anche severe ?


Per il resto, hai fatto bene a puntualizzare. Male non fa di certo.


Tamtam, mi spiace, ma continui a fare confusione.
Il problema non siamo io e te, complessivamente interessati all'informazione, ma chi legge.

Chi legge non deve avere dubbi.

Contrapporre un argomento , nello stesso forum, può generare confusione.
Basta metterlo in un altro forum, anche se c'era già come hai visto, definire gli scopi, ed ecco che acquisisce il suo valore.
Lasciamo perdere che sul sito lo studio c'era già, perchè può sfuggire, ci mancherebbe.

Ma se avessi voluto evidenziare termini contraddittori, lo avrei fatto sul mio post precedente, mentre non c'è contraddizione fra i due studi, perchè trattano due gruppi statistici completamente diversi, come ho specificato.

Insomma, parto dall'idea che il messaggio, dev'essere forte ma soprattutto chiaro.
Il titolo è solo una parte. Poi lo studio le precisa.

Spanò

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MessaggioInviato: 28-06-2008 17:51    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Daje.

Non era un contraltare allo studio che hai pubblicato.
Non era una contrapposizione allo studio che hai pubblicato.
Non era in contraddizione con lo studio da te pubblicato.

Se hai una impressione diversa, è un tuo problema. Io è già la seconda volta che ti ripeto il contrario.

Il mio intervento è anche perfettamente IT, in base all'argomento del thread, cioè gli effetti a lungo termine dell'ipo.

Possiamo sempre chiedere ad un moderatore, se non sei d'accordo. Così stavolta risolviamo questa storia in fretta e senza intasare il thread. E' solo uno spreco di post portare avanti una discussione se il tuo interlocutore ritiene OT ogni affermazione non detta da lui.
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MessaggioInviato: 29-06-2008 22:29    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Ciao TamTam, da quel che ho potuto leggere sebbene il tuo studio sia perfettamente in topic con il titolo del post non si può dire che lo sia altrettanto rispetto alla premessa di Aldo nel suo post di apertura. Si può notare subito infatti che in questa premessa Aldo specifica come lo studio da lui riportato si riferisca esclusiamente a DIA1 che hanno difficoltà a gestire le proprie ipo con insulina e non a DIA2 che invece utilizzano prevalentemente ipoglicemizzanti orali.
Ora: il mio intervento non vuole essere di moderazione come mi richiedi, voglio solo fare una considerazione di buonsenso. Tutti noi sappiamo ben capire la differenza di gestione delle glicemia di un DIA1 rispetto ad un DIA2, siccome però questo forum potrebbe essere letto anche da chi si approccia a noi pieno di dubbi e di perplessità rispetto a queste problematiche (e magari non riesce ancora a capire bene la differenza tra un DIA1 ed un DIA2) mi metto nei loro panni e mi domando: può leggersi una contrapposizione tra i due studi? Può crearsi della confusione nella lettura del primo studio se successivamente si legge il secondo studio? Non mi sento di escluderlo se chi legge si approccia al diabete solamente da qualche giorno...
Da amministratore ritengo che tutto questo Thread possa comunque rimanere così com'è, mi permetto solamente di modificare le premesse ai due studi sottolineando che lo studio di Aldo si riferisce a diabetici di tipo 1 insulinodipendenti che fanno quindi uso di insulina e che lo studio ACCORD di TamTam si riferisce a diabetici di tipo 2 insulinoresistenti che fanno uso di ipoglicemizzanti orali.
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MessaggioInviato: 30-06-2008 21:48    Oggetto: Voto: Rispondi citando

admin ha scritto:
Ciao TamTam, da quel che ho potuto leggere sebbene il tuo studio sia perfettamente in topic con il titolo del post non si può dire che lo sia altrettanto rispetto alla premessa di Aldo nel suo post di apertura.


Mah.. c'era già un intervento sulla retinopatia, altrettanto OT, che ha avuto un trattamento un pò diverso. Scioccato

...Qui c'è da pensar male.

admin ha scritto:
Da amministratore ritengo che tutto questo Thread possa comunque rimanere così com'è, mi permetto solamente di modificare le premesse ai due studi sottolineando che lo studio di Aldo si riferisce a diabetici di tipo 1 insulinodipendenti che fanno quindi uso di insulina e che lo studio ACCORD di TamTam si riferisce a diabetici di tipo 2 insulinoresistenti che fanno uso di ipoglicemizzanti orali.


Ti ringrazio per l'intervento, c'è solo da puntualizzare una cosa.
Nello studio a cui ho fatto riferimento nel mio post, i pazienti sottoposti a terapia intensiva venivano trattati anche con terapia insulinica, se necessario a raggiungere il livello di glicata <6% richiesto dallo studio.

Più precisamente, in base a quanto riportato nel link in italiano, tre quarti del gruppo intensivo erano sottoposti a terapia insulinica.


Prima che aldo torni di nuovo all'attacco, ribadisco che questo intervento è solo per una più corretta informazione e non per contrapporre i due studi.

E' infatti plausibile che una popolazione giovane sia resistente a traumi di tipo cognitivo anche in seguito ad episodi di ipo gravi (ipo che bene o male abbiamo sperimentato tutti). Ed è altrettanto plausibile che l'ipo metta sotto stress il cuore di persone di una certa età.

Spero - almeno stavolta - di aver chiarito per bene.
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MessaggioInviato: 30-06-2008 22:32    Oggetto: Voto: Rispondi citando

TamTam, perdonami: prima di pensar male conta gli interventi di moderazione fatti in questo forum su argomenti off topic dal 2003 fino ad oggi. Ti risparmio la fatica: zero.
Non avrei mai fatto un intervento non richiesto su questo topic se non richiesto. Hai richiesto un mio parere, non ho voluto entrare nel merito della questione ma ho voluto fare solamente una considerazione di buonsenso, perchè pensar male solo perchè non corrisponde alle tue aspettative? Non serve che mi rispondi, mi basta che ci rifletti.
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MessaggioInviato: 04-07-2008 13:30    Oggetto: Voto: Rispondi citando

zeroqi ha scritto:
avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.

sai nulla a riguardo?

ciao,



C'è uno studio su internet, anche se non saprei ora ricavare il documento preciso, che afferma, in sintesi, come a danneggiare la retina siano soprattutto i "picchi in discesa" di glicemia. Spiego con un esempio: un soggetto che effettua un certo numero di dosi di insulina rapida, e che porta la sua glicemia da 300 a 80 nel giro di mezz'ora, rischia di soffrire di sviluppo di complicanze alla retina.
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MessaggioInviato: 04-07-2008 16:30    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Cold ha scritto:
zeroqi ha scritto:
avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.

sai nulla a riguardo?
ciao,


C'è uno studio su internet, anche se non saprei ora ricavare il documento preciso, che afferma, in sintesi, come a danneggiare la retina siano soprattutto i "picchi in discesa" di glicemia. Spiego con un esempio: un soggetto che effettua un certo numero di dosi di insulina rapida, e che porta la sua glicemia da 300 a 80 nel giro di mezz'ora, rischia di soffrire di sviluppo di complicanze alla retina.





Serve la fonte, altrimenti si fa confusione.

Poi:

a) una insulina esogena che butta giù da 300 a 80 in mezz'ora, non esiste; magari esistesse, sarebbe praticamente uguale a quella endogena, che il pancreas spara in circolo; la più veloce è l'Apidra con picco a circa 60-75 minuti;

b) un fenomeno di danneggiamento neuronale, per cali bruschi, avviene sicuramente nel cervello, in quanto, essendo questo un organo INSULINO - INDIPENDENTE, durante le iperglicemie, assorbe un eccesso di glucosio; fin quando il resto del corpo è in iper, ha un suo equilibrio; appena scende la glicemia e quindi la concentrazione di glucosio, è come se nel corpo ci fosse più acqua rispetto al cervello; e per il fenomeno della differenza osmotica, il cervello comincia a succhiare acqua;
si forma quello che si chiama edema celebrale , motivo anche di danni seri, specialmente quando la glicemia supera 500 mg/dl;
in questi casi il trattamento ipoglicemizzante è lungo e di competenza specialistica, per evitare l'edema celebrale.
Nel mio servizio "Il TRATTAMENTO DELLE IPOGLICEMIE", pubblicato su questo sito, vi sono modalità e fonti scientifiche per quanto sopra;

c)la retina è una struttura complessa, formata dalle cosiddette tonache, fra cui quella nervosa e quella vascolare; la maggioranza delle retinopatie riguarda la tonaca vascolare, la quale, nelle sue specifiche accezioni, proliferante e non proliferante, interessa la parte vascolare, che a sua volta, per i danni subìti, va ad interessare la parte nervosa, invadendola con perdite ematiche, linfatiche e con formazioni di agglomerati vari.
La FAG, FluorAngioGrafia, è una osservazione dinamica dei vasi e la loro pervità.
Quindi i danni delle vie nervose retiniche, seguono, in caso di ipo, lo stesso destino di tutte altre vie nervose.
Ma ribadisco che c'è da considerare che, non certo in difesa delle ipo, che queste hanno, nell'arco delle 24 ore, una durata estremamente minore, rispetto alle iper, in presenza di medie glicemiche anche di circa 145, che equivalgono a 7 di glicata; una glicata di 7,5 esprime una media di circa 165.

Un caro salute a tutti.

Aldo Spanò - Optometrista.

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MessaggioInviato: 05-07-2008 07:35    Oggetto: Voto: Rispondi citando

aldospano ha scritto:
Cold ha scritto:
zeroqi ha scritto:
avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.

sai nulla a riguardo?
ciao,


C'è uno studio su internet, anche se non saprei ora ricavare il documento preciso, che afferma, in sintesi, come a danneggiare la retina siano soprattutto i "picchi in discesa" di glicemia. Spiego con un esempio: un soggetto che effettua un certo numero di dosi di insulina rapida, e che porta la sua glicemia da 300 a 80 nel giro di mezz'ora, rischia di soffrire di sviluppo di complicanze alla retina.





Citazione:
Serve la fonte, altrimenti si fa confusione.


Sia Ansa e un altro sito che parla di diabete ne avevano parlato, riguardava una ricerca in merito, non so tuttavia se i risultati siano stati o meno poi smentiti. Non metto i link.



Citazione:
a) una insulina esogena che butta giù da 300 a 80 in mezz'ora, non esiste; magari esistesse, sarebbe praticamente uguale a quella endogena, che il pancreas spara in circolo; la più veloce è l'Apidra con picco a circa 60-75 minuti;



A livello personale posso dire che l'Humulin R può tranquillamente causare un abbassamento di questo tipo (sottocute e a riposo e dopo un pasto normale, ovviamente, e con stato di conservazione ottimale). Bisogna tener conto tuttavia della sensibilità soggettuale al tipo di insulina che viene utilizzata e alla sede di iniezione: io per esempio le ipo più pesanti le ho avuto con la vecchia humulin 30/70.

Ora uso questo schema:
novolet 50/50 6 unità
humulin R da 10 a 15 unità in base alla quantità di carboidrati a pranzo
novolet 50/50 da 18 a 24 unità in base alla quantità di carboidrati a pranzo
nessuna iniezione presonno.

In tal modo riesco ad avere un buon controllo glicemico senza incorrere in ipo


Citazione:
b) un fenomeno di danneggiamento neuronale, per cali bruschi, avviene sicuramente nel cervello, in quanto, essendo questo un organo INSULINO - INDIPENDENTE, durante le iperglicemie, assorbe un eccesso di glucosio; fin quando il resto del corpo è in iper, ha un suo equilibrio; appena scende la glicemia e quindi la concentrazione di glucosio, è come se nel corpo ci fosse più acqua rispetto al cervello; e per il fenomeno della differenza osmotica, il cervello comincia a succhiare acqua;
si forma quello che si chiama edema celebrale , motivo anche di danni seri, specialmente quando la glicemia supera 500 mg/dl;
in questi casi il trattamento ipoglicemizzante è lungo e di competenza specialistica, per evitare l'edema celebrale.


Si ma per fortuna e' raro avere glicemie a 500 se si è svolti la giusta terapia e con una alimentazione abbastanza controllata. Solo in determinate situazioni si possono avere glicemie sui 500 e non e' detto che si sviluppi sempre edema.


Citazione:
Nel mio servizio "Il TRATTAMENTO DELLE IPOGLICEMIE", pubblicato su questo sito, vi sono modalità e fonti scientifiche per quanto sopra;

c)la retina è una struttura complessa, formata dalle cosiddette tonache, fra cui quella nervosa e quella vascolare; la maggioranza delle retinopatie riguarda la tonaca vascolare, la quale, nelle sue specifiche accezioni, proliferante e non proliferante, interessa la parte vascolare, che a sua volta, per i danni subìti, va ad interessare la parte nervosa, invadendola con perdite ematiche, linfatiche e con formazioni di agglomerati vari.
La FAG, FluorAngioGrafia, è una osservazione dinamica dei vasi e la loro pervità.
Quindi i danni delle vie nervose retiniche, seguono, in caso di ipo, lo stesso destino di tutte altre vie nervose.
Ma ribadisco che c'è da considerare che, non certo in difesa delle ipo, che queste hanno, nell'arco delle 24 ore, una durata estremamente minore, rispetto alle iper, in presenza di medie glicemiche anche di circa 145, che equivalgono a 7 di glicata; una glicata di 7,5 esprime una media di circa 165.


Personalmente in quasi 7 anni di diabete giovanile le uniche complicazioni retiniche che mi sono apparse sono miodesopsie (tipo un reticolato trasparente in movimento quando guardo il cielo o una parete bianca) e maggiore sensibilità alla luce con molte immagini negative (residui di pochi millisecondi riguardo ciò che si è visto). Tuttavia devo dire che il disturbo maggiore nelle ipo accidentali, oltre al sudare freddo e al tremore, era proprio il vedere delle piccole macchie violacee che sparivano solo dopo qualche minuto.
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 aldospano
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MessaggioInviato: 07-07-2008 08:30    Oggetto: Voto: Rispondi citando

Cold ha scritto:
aldospano ha scritto:
Cold ha scritto:
zeroqi ha scritto:
avevo letto qualcosa riguardo un collegamento fra numero di ipo ed aumento del rischio di retinopatie.
sai nulla a riguardo?
ciao,


Citazione:
Serve la fonte, altrimenti si fa confusione.


Sia Ansa e un altro sito che parla di diabete ne avevano parlato, riguardava una ricerca in merito, non so tuttavia se i risultati siano stati o meno poi smentiti. Non metto i link.

Citazione:
La FAG, FluorAngioGrafia, è una osservazione dinamica dei vasi e la loro pervità.
Quindi i danni delle vie nervose retiniche, seguono, in caso di ipo, lo stesso destino di tutte altre vie nervose;
medie glicemiche di circa 145, equivalgono a 7 di glicata; una glicata di 7,5 esprime una media di circa 165.





Cold,
accidenti quanta carne al fuoco hai messo. Ma è ovvio che, sempre per il principio della fruibilità da parte di chi legge, è necessario, secondo me, attenersi al corpus del forum, magari aprendo un altro capitolo su un altro argomento.
Mi sembra di capire che studi Medicina e che qualche volta potremmo anche incontrarci alla Torre Biologica del Policlinico del'Università di Messina. Ma non sono più uno studente da un pò. Indiavolato

Frattanto sono obbligato a ricordare:

1) senza fonti, una notizia scientifica non ha valore di informazione;
anche fra titolati i contraddizione si ricorre alle fonti;

2) l'Ansa è un'agenzia che trasmette e ripartisce ciò che arriva; in altri siti per diabete, è sempre la fonte che dà valore all'informazione, dato che si legge di tutto e il suo contrario;

3) non esiste una insulina che abbia una curva di attività che abbatta la glice in 30 minuti, da 300 a 80; la più veloce è l'Apidra con picco a circa 60-75 min, L'Humulin R meno che mai.
L'EMEA, L'Agenzia Europea del farmaco, è la fonte più accreditata sul'argomento;

www.emea.europa.eu/humandocs/PDFs/EPAR/Humalog/H-088-PI-it.pdf

andando rirettamente a pag. 67 si può analizzare la curva di attività della Humulin R, da dove si evince un attacco significatico a circa 60 min e picco a 3 ore.
Insisto su questo concetto perchè, più veloce è l'insulina, prima si abbatte la iperglicemia post-prandiale, come obiettivo prioritario;

4) l'edema celebrale si ha sempre, per differenza di pressione osmotica; sia celebrale che in altri distretti insulino indipendenti; il mal di testa che accompagna l'alterazione glicemica è spesso dovuto a questo; che poi non sia significatico a bassi valori, è un altro discorso.
Tutti i distretti dell'organismo sono interessati a trasferimenti idrici per differenze di concentrazioni osmolari;

5) le miodesopsie, o "mosche volanti" , non sono una complicanza solo del Diabete, ma una degenerazione del corpo vitreo, più facilmentte accompagnate ad alte miopie e a degenerazioni retiniche; un'associazione co, Diabete sarebbe improprio, dato che sono presenti in molte patologie specialmente vascolari, come ad esempio ipertenzione arteriosa;

6) ho già approfondito sugli insulti ipoglicemici neuronali sull'apparato visivo e sulla loro transitorietà, secondo una risposta che non è difforme da tutti gli altri nervi; il forum è stato aperto proprio su questo argomento e notizie documentate ce ne sono a iosa.

Un caro "salute" a tutti.
Aldo Spanò

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