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zeroqi Affezionato


Registrato: Dec 03, 2007 Messaggi: 163
Di dove sono: Lazio Roma (RM)

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ho trovato questo articolo pubblicato sul sito in oggetto:
Arriva l'indice glicemico sull'etichetta, una dicitura utile per chi ha problemi diabete,già usata in Inghilterra e Australia
I biscotti della linea Nutriceutica Essezeta a basso indice glicemico realizzati in collaborazione con il Laboratorio di Farmacobiochimica, Nutrizione e Nutriceutica del Benessere dell'Università di Pavia sono apparsi sugli scaffali dei supermercati. La novità è che sulle confezioni appare un'indicazione riferita all'indice glicemico.
Di cosa si tratta?
L'indice glicemico (IG) è un metodo per classificare gli alimenti che contengono carboidrati in base all'incremento dei valori di glicemia. Si calcola in vivo, confrontando l'incremento dei livelli di glucosio nel sangue dopo l'ingestione di una quantità predeterminata del prodotto (50g di carboidrati) rispetto all'incremento osservato dopo l'ingestione di un alimento di riferimento (glucosio o pane bianco). L'indice è espresso in termini percentuali, per esempio un valore pari a 50 significa che l'alimento innalza la glicemia ad una velocità dimezzata rispetto a quella del glucosio.
Numerosi studi sostengono che un'alimentazione ricca di zuccheri semplici è associata all'insorgenza di diabete, patologie cardiovascolari e sindrome metabolica, per questo alcuni produttori riportano l'indice glicemico in etichetta (IG) per permettere ai consumatori di valutare la qualità nutrizionale del cibo. In generale, i cibi contenenti zuccheri raffinati hanno un alto indice glicemico, mentre le verdure e i legumi e gli alimenti ricchi di fibre tendono ad avere un indice glicemico più basso. Un ruolo importante è senza dubbio attribuito alla natura dei carboidrati presenti nell'alimento e al contenuto e alla composizione in fibre vegetali.
Studi condotti su diversi tipi di alimenti hanno evidenziato che l'indice glicemico dipende dalla natura dei carboidrati, dal contenuto di fibra e da altri fattori in grado di influenzare la digestione e l'assorbimento dei carboidrati. Anche le tecnologie impiegate durante la lavorazione (estrusione) e altri fattori (es. la presenza di proteine e grassi) possono influenzare in maniera significativa il valore dell' IG.
Un altro indice interessante è il carico glicemico, un valore ottenuto moltiplicando l'indice glicemico per la quantità di carboidrati presenti nell'alimento. Entrambi gli indici sono importanti nelle patologie come il diabete e obesità dove bisogna controllare i valori di glicemia e dell'insulina postprandiale.
Chi possiede un I-Phone può scaricare un'applicazione che informa sui valori di IG degli alimenti.
L'American Diabetes Association (ADA) ha messo in dubbio l'utilità dell'IG, invitando le persone a focalizzare l'attenzione più sulla quantità dei carboidrati che sulla fonte. Altri autori però confermano l'utilità dell'IG nella dieta, pur riconoscendone alcuni limiti.
L'interesse dell'IG è però confermato anche dalla scelta di paesi come l'Inghilterra e l'Australia che invitano i produttori a riportare questo valore nell'etichetta nutrizionale per indicare che un alimento ha un basso indice glicemico (es. la catena di supermercati Tesco in Inghilterra, oppure GI Symbol in Australia nella foto una confezione di cereali Kellog's venduti in Australia che evidenziano sulla confezione il ridotto indice glicemico: Low GI.
E voi lo avete già notato in altri prodotti? Qual è il vostro atteggiamento di fronte a queste indicazioni salutistiche?
Gianna Ferretti |
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