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Rita Super Vip


Registrato: Jul 23, 2003 Messaggi: 4254
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NOME: Steve Redgrave
NATO: 23 marzo 1962 Inghilterra
PROFESSIONE: Campione olimpico di canottaggio
Steve Redgrave, 38enne atleta-simbolo del canottaggio, vincitore di cinque medaglie d'oro in altrettante edizioni dei giochi olimpici (da Los Angeles 1984 a Sydney 2000) ha annunciato il ritiro agonistico in un'intervista alla Bbc.
Solo un altro atleta, lo schermidore ungherese Aladar Gerevich, ha fatto meglio di lui, vincendo 6 ori in 6 olimpiadi (dal 1932 al 1960).
"Ho deciso di smettere - ha detto Redgrave - e stavolta dico sul serio (aveva gia' parlato di ritiro dopo Atlanta '96)". Canottiere fin da bambino, quando comincio' a remare sul Tamigi, si e' dedicato a tempo pieno a questo sport, lasciando anche la scuola, dall'eta' di 16 anni. Steve Redgrave ha detto basta con il canottaggio, lo sport di cui e' stato il mito. Potrebbe ancora disputare qualche gara locale in Gran Bretagna, ma non lo si vedra' piu' in azione nei bacini di regata delle principali competizioni internazionali.
"Sono assolutamente convinto - ha detto oggi - che continuando potrei salire sul podio olimpico anche ad Atene 2004, ma non mi va di affrontare per altri quattro anni la routine quotidiana degli allenamenti. Sento che stavolta non resisto, quindi e' arrivato il momento di lasciare. E poi c'e' un altro motivo per il mio ritiro: voglio dedicare piu' tempo alla famiglia". Redgrave ha anche annunciato che nel 2001 correra' la maratona di Londra.
Fonte: www2.raisport.rai.it - 31 ottobre 2000
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Dislessico e diabetico. Ma soprattutto campione
Steve Redgrave, al quinto oro olimpico E' il mito del canottaggio mondiale
SYDNEY Steve ha il diabete e ogni giorno deve fare iniezioni di insulina. Steve è baronetto, è un gigante, in Inghilterra è considerato un eroe dello sport. Steve quattro anni fa, ad Atlanta, aveva detto: "Se mi vedete ancora vicino a una barca siete autorizzati a spararmi". Da quella barca no, lui non è sceso. Steve Redgrave ieri si è preso il quinto oro olimpico nel canottaggio, quattro senza. "Ora ha un posto nel libro d'oro della storia dei Giochi", gli ha detto, in premiazione, il presidente del Cio, Juan Antonio Samaranch. "Non lo so ancora, voglio riflettere, parlare con mia moglie, ma potrei anche decidere di continuare fino ad Atene", ha detto Steve, sceso dalla sua imbarcazione, mentre dall'Inghilterra arrivavano i complimenti di Tony Blair, i giornali inglesi titolavano a tutta pagina e a casa sua, a Marlow Button sulle sponde del Tamigi, le campane suonavano a festa e la gente scendeva per strada e si accalcava davanti alla villetta dove vive con la moglie Ann e i tre figli Nathalie, Sophie e Zac.
Steve è uno di quei personaggi che finiscono raramente sul palcoscenico, eppure la sua è una storia di muscoli e fatica, fame e successo, sport come rivincita alla faccia della sfortuna e della povertà. Indietro, allora, anni Settanta. Steve va a scuola, non è un granché. Fatica sui libri, la diagnosi è impietosa: dislessia. Non riesce nemmeno a fare la sua firma. Il suo mondo non coincide con quello degli altri. Una forma molto seria, viene esplulso dal college. A casa pochi soldi, padre carpentiere, madre casalinga, working class inglese. Steve comincia con il canotaggio: è alto, grosso, è in gamba, si capisce subito. Il padre si spacca, ma gli permette di allenarsi, accetta lavori umili perché quel figlio sfortunato riesca in qualcosa. No, non vuole che Steve finisca al pub davanti a una pinta di bitter, la birra calda che fa impazzire gli inglesi, a fare a pugni. No, niente cassette da scaricare negli scali del Tamigi. La fortuna di Steve, come si vedrà più avanti, è fatta di persone. Ma Steve, ma a sua volta sbuffa, si spacca in allenamenti massacranti, con qualsiasi tempo.
Nel 1979 ecco il primo risultato importante: campione del mondo giovanile. Bello, ma soldi zero. Entra in nazionale, due anni dopo vince il primo titolo mondiale. Anni '80: gareggia assieme al fratello Andy, sono una coppia imbattibile, si contendono vittorie e gloria con i fratelloni italiani, Carmine e Giuseppe Abbagnale. 1984, Olimpiadi di Los Angeles, conquista la prima medaglia olimpica, nel quattro di coppia, con i compagni di voga Cross, Budgett, Holmes ed Ellison. Ai giochi di Seul è sul gradino più alto assieme a Matt Pinsett, un altro che segna la sua storia sportiva. Steve è figlio povero, Matt è laureato a Oxford in geografia, è colto, educato, bravo ragazzo di una buona famiglia. Matt è lontanissimo da Steve, eppure funziona. Matt è il capovoga, cioè quello che in barca decide, Steve mette a disposizione rabbia, muscoli: un atleta produce in media una potenza di 200 watt, Steve ne sprigiona il doppio, più di 400. Perfetto. Insieme vincono a Barcellona, ad Atlanta. In mezzo c'è il matrimonio con Ann, osteologa, che diventa il medico della nazionale inglese, la nascita dei figli. "Basta, smetto" , dice ad Atlanta. "No, scusate, ero depresso, ci ho ripensato". Un anno fa, un'altra diagnosi: diabete. Una mazzata. Insulina, dieta alimentare stravolta, la scelta di continuare a vincere. Il resto è storia di ieri. Battuti gli italiani, quinta medaglia d'oro consecutiva.
Fonte: la repubblica.it - 2000 |
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Rita Super Vip


Registrato: Jul 23, 2003 Messaggi: 4254
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La leggenda di Sir Steve Redgrave
Ora è un motivational speaker: insegna ai giovani come trovare fiducia in se stessi. Scrive libri di successo, è stato nominato Sir ed è ospite d'onore nei più importanti programmi televisivi britannici. Ma dietro a questa serenità così ovattata si nasconde una storia di rabbia ed orgoglio, di coraggio e voglia di riscatto. E' la storia di Steve Redgrave.
Anni 70': Steve è poco più di un ragazzino con un fisico da gigante e un'avversione totale alla scuola. Una grave forma di dislessia gli impedisce di leggere, la sua firma è una croce. I compagni lo prendono in giro, il suo mondo non coincide con quello degli altri, il college lo espelle. Prova con il canottaggio: è robusto, ha talento e soprattutto il furore di chi non si è sentito accettato. Sente la stima dell'allenatore, intravede nello sport l'occasione del riscatto intuendo che quella è la sua nuova vita. Iniziano allenamenti estenuanti, rinuncia all'adorata birra e percorre 40 km al giorno. Tutti i giorni. I risultati non tardano ad arrivare e nel 1979 diventa campione del mondo giovanile. Splendido, ma soldi zero e la famiglia di Redgrave non naviga nell'oro.
Da allora Steve ha un chiodo fisso: vincere le Olimpiadi. Intensifica gli allenamenti, affina la tecnica e prepara la sua rivincita con la vita. E il momento tanto atteso arriva nell'84. Alle Olimpiadi di Los Angeles sale sul gradino più alto del podio nel quattro di coppia. Comincia a diventare l'atleta simbolo del canottaggio britannico: conosce la fama e arrivano le prime soddisfazioni economiche. Ma una volta salito in vetta, Steve non vuole più scendere. Se ti sei trovato con la testa nel fango, quando emergi non puoi più fare a meno della luce. I test cui si sottopone con i compagni di squadra sono imbarazzanti: un atleta esprime mediamente 200 kilowatt di potenza, lui supera i 400. Il direttore tecnico della nazionale lo dirotta su un'altra specialità, il due senza. Incontra Matt Pinsett ed inizia un connubio perfetto, quasi romanzesco. Perché i due sono tanto diversi da integrarsi perfettamente. Matt è laureato ad Oxford, colto e di buona famiglia. Steve proviene da una famiglia povera e i libri li ha sempre odiati. Matt è il capovoga e stabilisce la strategia di gara, Steve mette a disposizione i muscoli e una grinta senza limiti. Insieme sono imbattibili. Collezionano sette titoli mondiali e conquistano l'oro a cinque cerchi a Seul, Barcellona e Atlanta.
Dopo le olimpiadi del '96, reclamato da moglie e figli, dichiara: "Se mi vedete ancora su una barca, sparatemi". Sei mesi dopo è di nuovo in acqua per preparare l'ultima sfida: vincere il quinto oro olimpico in cinque diverse edizioni . Qualcosa però non funziona. La macchina perfetta che ha macinato sul Tamigi migliaia di chilometri si è inceppata.Gli esami diagnosticano il diabete, il medico gli prospetta il ritiro. Lui cambia medico e riprende gli allenamenti. Ogni giorno fa iniezioni di insulina, si sottopone a controlli costanti e impara a dosare le energie durante i mesi di preparazione.
Continua nella sua avventura e a Sidney scrive una delle pagine più memorabili delle Olimpiadi. Finale del quattro senza, la gara regina del canottaggio. L'armo inglese parte subito forte e sembra involarsi verso un facile successo. Ma, come Redgrave ama ricordare, le gare di canottaggio iniziano ai mille metri ed è lì che comincia la rimonta dell'equipaggio italiano. Vogata dopo vogata il vantaggio si riduce mentre le altre imbarcazioni scompaiono. Ai 200 metri l'armo azzurro appaia i britannici ed inizia un testa a testa crudele e bellissimo. Sul traguardo la spuntano gli inglesi per una punta, la fatica impedisce di alzare le mani e gioire, ma poco a poco il ghigno di sofferenza si trasforma in un sorriso di liberazione. È l'ultima gara di Steve Redgrave, è il quinto oro, è l'inizio del mito.
di Roberto D'Ingiullo
Fonte: Oblò.it - 11 Febbraio 2009 |
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Rita Super Vip


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Quattro chiacchiere con lo sportivo del secolo
Cinque medaglie d'oro in cinque Olimpiadi consecutive. Nonostante l'infanzia difficile, la dislessia, l'espulsione dal college, il diabete. Un ribelle che ha saputo vincere sfide più difficili di una regata conquistandosi il rispetto e la gratitudine di una nazione intera. E che ora insegna agli altri dove trovare la fiducia in se stessi.
La storia dello sport ci presenta le imprese di molti campioni che hanno ottenuto straordinari risultati dopo un'adolescenza difficile. Secondo te lo sport può essere un'occasione di riscatto?
Credo che ognuno sia bravo in qualcosa. C'è qualcuno che può incontrare difficoltà nella scuola ma eccellere nelle arti o nello sport. Noi dobbiamo garantire che il sistema educativo sia bilanciato in modo che ognuno abbia l'opportunità di trovare la strada giusta per esprimere il proprio potenziale.
Sei stato nominato Sir, sei stato eletto sportivo del secolo dalla BBC e sei in assoluto tra i personaggi più popolari in Gran Bretagna. Eppure il canottaggio è molto meno praticato di altri sport come il calcio o l'atletica. Credi che la tua celebrità sia da attribuire alla tua carriera o al tuo background personale?
Alla mia carriera. C'è voluto molto tempo per prendere consapevolezza di me e del mio sport. Con le vittorie sono riuscito a portare il canottaggio sotto la luce dei riflettori. Probabilmente, se in altri sport "maggiori" come il calcio, le Gran Bretagna avesse ottenuto grandi risultati ci sarebbe stato meno spazio per il "mio" canottaggio.
Qual'è oggi il ricordo più bello che conservi della tua infinita carriera. E qual'è stato il momento più difficile?
La soddisfazione consiste in un lavoro ben fatto: raggiungere il massimo livello che le tue capacità consentono. I momenti più bui sono quelli legati alla malattia (diabete) che ha reso il compito ancora più difficile.
Ora sei un motivatore. Qual'è la prima cosa che insegni ad un ragazzino che sta iniziando a fare sport?
Divertiti a fare quello che fai. Se non ti diverti, non riuscirai mai a dedicare il tempo e l'entusiasmo necessari per raggiungere il top. La pianificazione e la programmazione arrivano dopo...
Parola di Sir Steve Redgrave
Fonte: Oblò.it - 17/02/2009 |
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