 | Alimentazione: Il diabete dall'intestino: glutine, latte e virus |
Anonimo ha scritto "Glutine, latte vaccino ed infezione da enterovirus sono tre fattori ambientali ritenuti importanti nella patogenesi dell'IDDM)...
La prima caratteristica che questi hanno in comune è quella di entrare in contatto con l'organismo a livello della mucosa intestinale. I due alimenti hanno poi una seconda caratteristica in comune, quella cioè di aver fatto parte nel secolo scorso di un importante cambiamento delle abitudini dietetiche (almeno per quanto riguarda le quantità), che non ha avuto né il tempo (poco più di un secolo) né le condizioni (almeno nei paesi ad elevato sviluppo socio-sanitario) di indurre un adattamento della specie in termini di selezione naturale. E' possibile che il cambiamento dietetico spieghi, almeno in parte, la variabile incidenza di diabete nel tempo che si è osservata in più paesi. L'evidenza di un ruolo patogenetico del glutine, almeno in una proporzione di diabetici, nasce dall'osservazione che i celiaci non diagnosticati, esposti a lungo alla dieta contenente glutine, hanno un rischio molto elevato di sviluppare il diabete (fino al 25% dopo 30 anni di dieta contenente glutine) (Celiachia e diabete). Questo rischio si azzera quasi completamente nei soggetti celiaci diagnosticati precocemente, e quindi a dieta, indicando che un alimentazione senza glutine è in grado di prevenire in essi lo sviluppo di diabete. Coerente con questi dati è l'osservazione che gli anticorpi antipancreas, quando presenti in soggetti celiaci, tendono a scomparire a dieta senza glutine (fig). Questi dati suggeriscono che, in soggetti con il substrato genetico della celiachia (HLA ed altro non noto) il glutine sia in grado di favorire una risposta autoimmune anti-pancreas ed infine il diabete conclamato. L'associazione con la celiachia sembra spiegare solo una parte minore dei casi di IDDM (meno del 10 %), ma è possibile che anche in soggetti non tipicamente celiaci il glutine abbia un ruolo nel favorire l'insorgere del diabete. Questa ipotesi, finora mai valutata, è attualmente oggetto di un nostro studio. Di fatto, in alcuni modelli animali, non celiaci, il rischio di diabete appare correlato all'assunzione di diversi alimenti, tra cui il glutine. Più controverso è il ruolo del latte vaccino. Le evidenze a favore di un ruolo del latte vaccino nella patogenesi del diabete nascono da due approcci diversi. Il primo, epidemiologico, mostra una correlazione tra il consumo pro capite di latte vaccino e l'incidenza di diabete. Ancora, il prolungato allattamento materno è stato dimostrato in grado di diminuire il rischio di diabete, mentre tanto più l'introduzione del latte vaccino è precoce, tanto più questo rischio risulta elevato. In uno studio viene calcolato che l'introduzione di latte vaccino prima dei 2-3 mesi aumenterebbe il rischio di diabete di 1.5, 2 volte rispetto a quello della popolazione. Sebbene sia possibile che il ruolo protettivo di un prolungato allattamento materno stia nelle capacità immunomodulanti di questo, un'analisi multivariata e successivi studi sembrano indicare che la precoce esposizione alle proteine del latte vaccino in sé è l'elemento di rischio più rilevante. Nell'animale da esperimento, inoltre, una dieta a base di proteine idrolizzate del latte vaccino sembra in grado di prevenire il diabete, ma le proteine del latte non sono l'unico antigene in grado di aumentare il rischio. Il secondo approccio, immunologico, studia la similitudine tra antigeni del latte vaccino ed antigeni pancreatici, nell'ipotesi che la risposta autoimmune nasca da una confusione, un inganno ai danni del sistema immune che, non riuscendo a tollerare il latte vaccino reagisce contro di esso (anticorpi anti albumnina), ma ahimé anche contro l'organismo ospite (anticorpi anti-pancreas). Questa ipotesi nasce dall'osservazione che un titolo elevato di anticorpi anti-latte è frequente in soggetti diabetici e che esiste una omologia nella sequenza aminoacidica dell'albumina sierica bovina e dell'antigene pancreatico p69. In realtà la risposta anti-alimenti del diabetico (presente frequentemente anche nel suo familiare con identico HLA) non interessa solo il latte vaccino ma anche il glutine (al di fuori della diagnosi di celiachia e dell'HLA tipico della celiachia , ) suggerendo che essa sia lo specchio di un'alterata tolleranza intestinale, forse correlata ad un'alterazione della permeabilità mucosale. Anche per quanto riguarda il ruolo delle infezioni da enterovirus gli studi sono stati complicati dalla difficoltà di associare l'evento infettivo allo sviluppo del diabete clinicamente manifesto, che può seguire anche di diversi anni l'infezione. A poco vale la correlazione tra diabete ed anticorpi contro specifici virus gastro-enteritici, sia per la relativa frequenza di questi nella popolazione generale, sia per la possibilità che non un singolo virus ma diversi virus intestinotropi siano implicati nella patogenesi del diabete . Un sostanziale passo avanti è stato compiuto in un recente studio prospettico che ha seguito comparativamente lo sviluppo di infezioni da enterovirus e la positivizzazione degli anticorpi anti insula (ICA) in 756 fratelli di diabetici, di età compresa tra i 3 e i 19 anni . In un tempo di osservazione medio di 3.4 aa gli ICA compaiono in 23 soggetti (in 11 dei quali in modo persistente). Nel 70% dei periodi di comparsa degli ICA si era verificata un'infezione da enterovirus contro il 23% dei periodi non associati ad ICA conversione. Lo stesso studio mostra altri interessanti argomenti: in famiglie con più fratelli la tendenza a fare ICA in concomitanza con un episodio gastroenteritico non è legata all'HLA di rischio del diabete ma ad altri fattori individuali non noti. Inoltre è interessante rilevare che la stessa correlazione descritta per gli enterovirus non si riscontra con altri virus come il Cytomegalovirus e il virus di Epstain-Barr . Il meccanismo con cui le infezioni da enterovirus avviano o precipitano l'autoimmunità contro il pancreas non è noto. E' possibile che un ruolo sia giocato dalla similitudine (mimetismo molecolare) tra proteine virali e pancreatiche, come è stato descritto una proteina del Coxachie virus B e l'antigene pancreatico GAD . In ogni caso, quello che preme sottolineare è ancora il fatto che gli enterovirus esercitano la loro azione a partire dalla mucosa intestinale. E' verosimile che il diabete insulino dipendente si verifichi in soggetti geneticamente suscettibili che abbiano incontrato in tempi e/o combinazioni sfavorevoli i diversi fattori ambientali di rischio. Sembra inoltre che l'equilibrio tra autoimmunità (insulite e autoanticorpi) e tolleranza immune (inibizione della malattia) possa durare per molti anni o anche per sempre, finché non intervenga una particolare combinazione di fattori offendenti che precipiti la reazione autoimmune e dia luogo alla malattia conclamata.
A cura di Aldo
fonte: Clinica Pediatrica-Università di Trieste-IRCCS Burlo Garofolo "
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