 | Alimentazione: CHI MANGIA POCO VIVE CENT'ANNI |
Anonimo ha scritto "Restrizione calorica, un regime alimentare che si propone di allungare la vita riducendo l'assunzione di cibo ai livelli minimi di sussistenza...
California Se è vero che l'umanità si divide in due categorie, quelli che vivono per mangiare e quelli che mangiano per vivere, per classificare Brian Delaney bisognerebbe istituirne una terza.
Con i suoi 63 chili per un metro e ottanta di altezza il quarantenne americano è davvero molto, ma molto magro. Magro e affamato. Segue infatti un regime alimentare da 1800 calorie al giorno, limitandosi a due soli pasti, che diventano addirittura uno quando va a cena fuori. Dopo 10 anni di questa dieta (ma all'inizio assumeva solo 1400 calorie, meno della metà rispetto all'americano medio) confessa di avvertire ancora un «buco allo stomaco» durante il pomeriggio, ma ormai lo «supera meglio». Soprattutto se pensa alle malattie che in questo modo è convinto che riuscirà ad evitare. Se la sua tesi è giusta, dovrebbe arrivare a vedere il ventiduesimo secolo.
Delaney, un professore di filosofia che vive per la maggior parte dell'anno in Svezia, è un pioniere dello sparuto movimento paladino della restrizione calorica, un discusso regime alimentare che si propone di allungare la vita riducendo l'assunzione di cibo ai livelli minimi di sussistenza. Secondo questi fondamentalisti della dieta, le privazioni alimentari provocherebbero alterazioni biochimiche in grado di rallentare il processo di invecchiamento, aumentando non solo l'aspettativa di vita individuale, ma ampliando l'arco vitale della specie umana.
Neppure i più agguerriti avversari dell'obesità arrivano a tanto e la medicina tradizionale non sa se giudicare innocua o pericolosa l'eccentricità di Delaley e dei i suoi seguaci (un migliaio circa). E' sconcertante, ad esempio, in base ai criteri salutisti sinora ampiamente accertati, che Delaney abbia dovuto ridurre l'attività fisica. Invece, dal punto di vista dei sostenitori della restrizione calorica, il cibo in sé è colpevole di molti mali, anche se lo si brucia sul tapis roulant. Delaney correva 20 miglia a settimana, ma è sceso a dieci, perché le calorie non gli bastano per vivere se ne consuma anche per correre.
Tuttavia Delaney, che presiede la Calorie Restriction Society con sede in California, potrebbe non aver torto. La tesi della riduzione calorica poggia su valide prove scientifiche accumulate a partire dagli anni ‘30, quando il nutrizionista Clive McCay della Cornell University scoprì che i ratti sottoalimentati vivevano più a lungo e avevano un aspetto più giovane rispetto a quelli alimentati normalmente. Le successive sperimentazioni su moscerini, parassiti intestinali e topi, ha mostrato che riducendo di circa un terzo la quantità di cibo assunto e mantenendo nel contempo una nutrizione adeguata, la vita degli animali si allunga di circa il 30 per cento. Lo stesso potrebbe valere per l'uomo, che in tal caso andrebbe in teoria a superare i 150 anni di vita, visto che già oggi può raggiungere i 120 anni di età.
Il massimo dell'effetto longevità della restrizione calorica visto su animali ed insetti si ottiene iniziando la dieta già nell'infanzia, una prassi improbabile per gli esseri umani, visto che arresta la crescita e ritarda la pubertà. Nei topi che hanno iniziato la dieta da adulti però si è comunque registrato un'espansione dell'arco vitale dal 10 al 20 per cento. Delaney è fatalista e ammette che potrebbe essere investito da un camion la prossima settimana sognando un dolce al cioccolato. Pensa però che la prospettiva di guadagnare uno o due decenni di vita valga la pena di qualche sacrificio.
Quali sono i motivi alla base dello strano fenomeno per cui l'inedia allungherebbe la vita? Secondo una teoria, la restrizione calorica a questi livelli è tale da determinare un rallentamento del metabolismo, soprattutto per quanto riguarda l'energia ricavata dal glucosio. Questo effetto - che probabilmente è funzionale all'obiettivo evoluzionista di risparmiare calorie durante i periodi di carestia — è ben noto a chi segue un regime dimagrante. Mangiando meno il metabolismo rallenta e diventa sempre più difficile bruciare il grasso.
Chiari i segni che nei soggetti sottoposti a restrizione calorica il metabolismo rallenta. Ad esempio, uno studio ha registrato un calo della temperatura corporea pari ad un grado. Il metabolismo, processo vitale essenziale, è anche un processo distruttivo. Inevitabilmente produce radicali liberi, molecole instabili che possono danneggiare le strutture delle cellule viventi attraverso il processo chimico noto come «ossidazione». Sia le vitamine che gli integratori ad azione antiossidante, che vanno dalla vitamina C agli estratti di tè verde, sono andati a ruba per un decennio, sebbene sia scarsamente documentato che, presi per bocca, abbiano un concreto effetto sulla longevità.
Le diete a restrizione calorica hanno un approccio più diretto, riducendo l'entrata nel corpo delle sostanze che poi innescano la produzione di molecole ossidanti. E' una strategia plausibile, se pur analogamente non documentato, per allungare la vita.
Ma alcuni scienziati che hanno studiato la restrizione calorica le attribuiscono effetti ancor più sottili. «I meccanismi di protezione che si trovano all'interno delle cellule iniziano a funzionare meglio», spiega il biologo George Roth, un'autorità nel campo della restrizione calorica, che lavora presso il National Institute of Aging. Nelle scimmie sottoposte a restrizione calorica non si registrano nell'invecchiamento le stesse variazioni dei livelli ormonali presenti nei soggetti della stessa specie alimentati normalmente (benché sia presto per dire se davvero avranno più lunga vita). I livelli glicemici sono inferiori, suggerendo un minor rischio di diabete. Ancor di più stupisce l'apparente effetto delle diete a restrizione calorica sui topi: influenzerebbero addirittura il profilo di espressione genetica. Quando gli animali invecchiano infatti alcuni geni sembrano "spegnersi" mentre altri aumentano la propria attività. Il gerontologo Richard Weindruch e il genetista Tomas Prolla, entrambi dell'Università del Wisconsin, hanno scoperto, nei topi, che la restrizione calorica interviene pesantemente in questo processo nelle cellule dei topi. «La restrizione calorica previene totalmente o parzialmente il 70 per cento dei principali mutamenti nell'espressione genetica», spiega Weindruch. Tuttavia non è stato ancora dimostrato che la restrizione calorica possa allungare la vita umana e le difficoltà pratiche di condurre una sperimentazione controllata che vada a verificare direttamente l'effetto longevità sono scoraggianti. Tre istituti di ricerca stanno per dare avvio a test sull'uomo, ma essi avranno la durata di un anno e si limiteranno allo studio dei rischi potenziali della restrizione calorica valutando contemporaneamente le eventuali variazioni degli indicatori indiretti di morbilità quali, ad esempio, il livello di colesterolo e di zucchero nel sangue e la quantità e l'attività dei radicali liberi nell'organismo. Evan Hadley, codirettore del National Institute on Aging, l'istituto pubblico che finanzia la sperimentazione, ci tiene a precisare che l'indagine non ha ne potrebbe realisticamente avere l'obbiettivo di verificare gli effetti della restrizione calorica sulla longevità. «Sarebbe un processo lunghissimo», ricorda.
Abbondano gli allarmi sui possibili effetti collaterali di un simile regime alimentare, che vanno dalla riduzione della densità ossea alla perdita della libido. Il dottor Michael Alderman, epidemiologo presso l'Albert Einstein College of Medicine, sostiene che i dati più recenti prodotti da studi a lungo termine sull'uomo dimostrano come «il fattore che più determina la longevità è l'attività fisica. E se bruci molto, hai bisogno di più cibo».
Thomas Wadden, direttore di un progetto scientifico sul peso e i disordini alimentari presso l'Università di Pennsylvania, spiega che il modulo classico di studio sulla restrizione calorica, una ricerca condotta su 20 soggetti giovani e sani che dimezzano l'assunzione di cibo per sei mesi, ha fatto registrare numerosi effetti negativi, tra cui «marcati segni di depressione ed irritabilità». I soggetti «erano abbattuti, avevano scarsissima energia e avevano perso la voglia di fare. I niziarono a fare incetta di cibo e quando ebbero il permesso di riprendere a mangiare normalmente, si diedero alle abbuffate. Persero peso, pari a circa un quarto di quello iniziale, ma», sostiene Wadden, «è difficile farsi paladini della restrizione calorica in assenza di dati definitivi». Nel frattempo gli scienziati stanno cercando il modo di ottenere alcuni dei presunti benefici della restrizione calorica senza costringere la gente a saltare il pranzo per il resto dei suoi giorni. Un approccio è trovare schemi alimentari più agevoli da seguire per la gran massa delle persone, come il digiuno ad intermittenza. Il neuroscienziato Mark Mattson del National Institute on Aging ha condotto esperimenti sui topi tenendoli a digiuno a giorni alterni, e somministrando loro razioni doppie di cibo quando potevano mangiare. Gli animali non persero peso, ma fecero registrare variazioni nella pressione sanguigna e nel ritmo cardiaco che suggerivano un minor rischio di patologie cardiovascolari. Secondo Mattson «il moderato stress indotto dal digiuno li aveva immunizzati nei confronti di forme più gravi di stress che normalmente provocano reazioni sfavorevoli nei topi». Il ricercatore auspica di poter sperimentare questa tesi sugli esseri umani in tempi brevi. Meglio ancora forse sarebbe allora una pillola in grado di riprodurre gli effetti biochimici della restrizione calorica. Il dottor Roth ha usato nei suoi esperimenti sui topi un composto chiamato 2DG che sembra interferire con il metabolismo del glucosio «mimando una restrizione calorica, così che le cellule, ingannate, metabolizzano meno energia». Sfortunatamente, questo composto a volte rallenta il metabolismo fino alla soglia dell'arresto cardiaco, un effetto collaterale tutt'altro che gradito in un farmaco teso a prolungare la vita. Altri farmaci però potrebbero risultare più sicuri. Sulla base di recenti pubblicazioni del team della Harvard Medical School, che dimostrano come un composto scoperto nella buccia dell'uva - e, di conseguenza, presente nel vino rosso - può allungare la vita delle cellule di lievito di più del 60 per cento, le industrie stanno fanno a gara per portare sul mercato questa sostanza, nota da alcuni anni e chiamata resveratrolo. Questi espedienti riscuoteranno sicuramente gradimento maggiore sulla popolazione di quanto ne possa avere la restrizione calorica. Pochi sono disposti a condividere l'ottimismo di Warren Taylor, 58 anni, segretario della Calorie Restriction Society, assertore convinto del fatto che scegliendo i cibi giusti, a basso apporto energetico e ricchi di fibre, non si sentono i morsi della fame seguendo una dieta a riduzione calorica. «La maggior parte di quelli che, come me, seguono questo regime alimentare dicono di aver trovato una maggiore armonia interna, provano un senso di pace, di tranquillità, di equilibrio emotivo», spiega con una invidiabile aria beata. E' vero, ha sempre freddo, ma basta coprirsi di più, due paia di pantaloni e tre strati di magliette, come il giorno dell'intervista in California. Inoltre questo abbigliamento ha il vantaggio di nascondere l'impressionante magrezza. E' vero, la libido si riduce, ma può essere un vantaggio. «C'è gente che per colpa della libido si caccia in certi guai»! Naturalmente, Taylor si attende di vivere sano molti anni in più, come i topi. Intanto i test sulla funzione dei geni condotti su topi sottoposti a restrizione calorica hanno esaltato il gerontologo Weindruch al punto che lui stesso ha deciso di mettersi a dieta. Ma il suo entusiasmo lo sorretto per dieci giorni appena, non di più.
Repubblica salute, 5 febbraio 2004 "
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