Associata spesso al diabete, l'obesità è in aumento non solo nei paesi occidentali, ma anche in Sud America, Africa e persino in Scandinavia, che era fino a poco tempo fa una zona quasi immune dai problemi di sovrappeso.
Globalmente gli obesi sono 250 milioni: negli Usa il 25% della popolazione, in Italia il 10%, ma la tendenza è al rialzo. Si prevede infatti che nel 2006 il numero salirà del 20%, mentre crescerà addirittura del 70% in 40 anni. Ma quando si è obesi? Si dice che si è in sovrappeso quando il peso della massa grassa supera il 10% di quello stimato come normale, mentre si è obesi quando questo valore supera il 20%.
Significativo è scoprire che l'80% dei diabetici è obeso. Le cause dell'obesità sono principalmente psico-comportamentali, psichiatriche (meno diffuse: dalla depressione all'abuso di sostanze, ai cosiddetti DCA, ovvero disturbi del comportamento alimentare) e per ultimo cause biologiche, in quanto si è scoperto che il tessuto adiposo è anche un organo endocrino, che produce sostanze in grado di influire sul metabolismo.
Ma prima di tutte vengono le cattive abitudini, che si prendono a partire dai primi anni di vita: è in forte aumento infatti l'incidenza di sovrappeso correlata al diabete in età sempre più giovane. Il "diabete mellito" è - in termini tecnici - una sindrome da anomala secrezione di insulina, l'ormone che ha la funzione di mantenere costante la glicemia (livello di glucosio nel sangue): tale scompenso causa un'alterazione del metabolismo e del ricambio di zuccheri, grassi e proteine, con evidenti complicazioni cliniche di vario genere, che sopraggiungono nel tempo.
In particolare, il "diabete di tipo 2" è quello prettamente alimentare, di cui ci stiamo occupando in questa sede. Il segno più evidente di questa patologia è l'aumento della glicemia a digiuno, spesso correlata a sete intensa e al desiderio di mangiare di più. Si è visto che anche un dimagrimento parziale porta spesso alla remissione della malattia. Nei soggetti obesi si crea un danno metabolico dovuto alla "insulino-resistenza" tipica dei diabetici, che è proporzionale alla presenza di acidi grassi (i componenti dei trigliceridi, biomolecole della massa grassa).
Ogni volta che mangiamo degli zuccheri, il glucosio nel sangue aumenta e il nostro organismo produce una scarica di insulina, per riabbassarlo ai livelli di tollerabilità. La scarica dell'ormone insulina infatti fa scendere molto la glicemia, ma predispone le cellule a trasformare lo zucchero in grasso: ne consegue che dopo la scarica di insulina e l'abbassamento immediato della glicemia, si ha di nuovo senso di fame.
È meglio evitare dunque troppi picchi di glicemia e scariche di insulina, perché si ingrassa e si ha di nuovo fame. Ma è quanto ahimé accade a quei bambini e adolescenti (sempre più numerosi), che vengono nutriti con un eccesso di merendine iperglucidiche, tanti frullati, marmellate in gelatina e via dicendo: tutti alimenti che hanno il cosiddetto "indice glicemico alto", cioé provocano il picco di glucosio nel sangue.
La prevenzione del diabete parte infatti dalla valutazione dell'indice glicemico degli alimenti: gli amidi per esempio hanno un indice glicemico basso, in quanto rilasciano il glucosio un pò alla volta facendolo assorbire in maniera graduale, mantenendo la glicemia costante. Se questo comportamento alimentare scorretto, viene poi associato già al sovrappeso e a un'alimentazione ricca di grassi saturi (animali), che influiscono sulla capacità di usare l'insulina, il danno è fatto.
Per un'alimentazione più sana a tutti, soprattutto ai più giovani, si consiglia dunque di non eccedere con gli alimenti del gruppo (1) e (2) della classificazione, e di favorire quelli del gruppo (3).
L'obesità e il diabete sono i fenomeni più evidenti dell'errata alimentazione, ma non gli unici. Le patologie ad essa connesse sono anche l'arteriosclerosi, l'ipertensione, l'alcolismo, i DCA (disturbi del comportamento alimentare), vari problemi gastrici e alcune forme di avitaminosi e carenze dietetiche da diete errate, dovute a pericolose mode e tendenze.
Giornale di Brescia, 22 marzo 2004
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