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 Sanità: Trapianti e ricerca: Intervista al Professor Camillo Ricordi

NotizieAnonimo ha scritto "Dal 1993 lavora all'Università di Miami, dove insegna e dirige la Divisione di Trapianti Conosciuto come il maggior esperto mondiale di trapianti cellulari, Ricordi è ben noto per lo sviluppo del suo metodo innovativo (“Ricordi chamber”), attraverso cui è possibile isolare un gran numero di isole pancreatiche...

Dopo gli studi all'Università di Milano, il Prof. Camillo Ricordi ha ricevuto il NIH Research Trainee Award all'Università statunitense di St. Louis (1986-1988) ed è stato per quattro anni (1989-1993) Direttore dei Trapianti Cellulari al Transplantation Institute dell'Università di Pittsburgh. Dal 1993 lavora all'Università di Miami, dove insegna e dirige la Divisione di Trapianti Conosciuto come il maggior esperto mondiale di trapianti cellulari, Ricordi è ben noto per lo sviluppo del suo metodo innovativo (“Ricordi chamber”), attraverso cui è possibile isolare un gran numero di isole pancreatiche. Il Prof. Ricordi ha diretto il team che negli anni '90 ha eseguito con successo i primi allotrapianti di isole pancreatiche ed ora è impegnato nello sviluppo di un metodo di infusione che non richieda un continuo uso di farmaci anti-rigetto. La recente notizia del trapianto combinato isole/staminali su una paziente diabetica italiana, ha riacceso le speranze di milioni di diabetici È membro di numerose organizzazioni scientifiche e di ricerca internazionali, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e, in Italia, collabora con l'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano e con l'ISMETT di Palermo. Carmelo D'Alessio, Responsabile del News Team, lo ha intervistato in esclusiva per Progetto Diabete. 

Come è maturata l'idea di questo trapianto combinato isole-staminali?
Dati sperimentali indicano che in seguito a trapianto di midollo osseo, se si riesce ad ottenere uno stato di chimerismo (coesistenza di cellule immunitarie del donatore con quelle del ricevente) si può ri-educare il sistema immunitario del ricevente ad accettare organi o tessuti trapiantati dallo stesso donatore senza bisogno di assumere farmaci anti rigetto. Le cellule staminali ematopoietiche (del midollo osseo) permetterebbero di ricostituire il sistema immunitario del donatore nel ricevente “insegnando” al ricevente di accettare le isole provenienti dallo stesso donatore. Questi esperimenti si sono già dimostrati efficaci in modelli sperimentali, ma non si è ancora riusciti a sospendere l'immunosoppressione in trials clinici.

Alla luce anche del decorso clinico, che prospettive future apre questo nuovo approccio?
L'obiettivo di questo trial pilota è di vedere se un anno dopo l'iniezione di cellule staminali del donatore si svilupperà questa co-esistenza pacifica dei due sistemi immunitari, che potrebbe permetterci di diminuire ed eventualmente interrompere completamente la terapia immunosoppressiva. Se i risultati saranno positivi, sarà possibile offrire questi trapianti alla maggioranza dei pazienti affetti da diabete di tipo 1 e la limitazione diventerà allora la disponibilità molto limitata di organi da donatori. È per questo che è così importante continuare la ricerca sulle cellule staminali embrionali e non, perché eventualmente sarà necessario sviluppare una fonte illimitata di cellule insulino secernenti.

La notizia ha giustamente avuto ampio eco e generato aspettative in tutto il mondo. Cosa si sente di dire ai tanti diabetici suoi connazionali, molti dei quali si rivolgono al nostro sito nella speranza di veder realizzato un sogno?
Che come sempre siamo ai primi passi di un nuovo protocollo clinico e che non bisogna mai sollevare troppe speranze in pazienti e familiari, in quanto stiamo definitivamente avvicinandoci al giorno di una cura definitiva, ma non siamo certo dietro l'angolo ... o meglio, è difficile prevedere quando gireremo l'angolo giusto. Questo per ora è un tentativo altamente sperimentale e dobbiamo mantenere un ottimismo molto cauto, per non sollevare false speranze. Ma è allo stesso tempo importante tenere i nostri pazienti e familiari informati di quali siano i nuovi trials e risultati preliminari incoraggianti.

Per il diabete di tipo 1, le sembra più vicina una soluzione tecnologica (closed-loop system) o medica (trapianto/staminali)?
È una bella gara, vinca il migliore che in ogni caso vorrebbe dire che vinciamo tutti. Io personalmente non credo che l'insulina da sola, anche con un sistema closed-loop, sia in grado di prevenire le complicanze del diabete e penso ci siano più fattori prodotti dalle isole in toto che potrebbero essere importanti. Per cui il mio voto è ancora per il trapianto di isole/staminali, anche se un closed-loop system potrebbe essere un aiuto intermedio molto importante.

Lei vive e lavora negli Stati Uniti, un paese di sicuro privilegio per gli scienzati. Come vede il futuro della ricerca italiana e dei suoi colleghi?
Credo che la ricerca Italiana continuerà a svolgere un ruolo critico. I ricercatori italiani non sono secondi a nessuno ed i migliori sono ancora in Italia. Se avessero a disposizione le stesse strutture, finanziamenti e supporto come abbiamo noi negli USA o in altri paesi dove si investe di più nella ricerca, i ricercatori italiani sarebbero primi al mondo. Non esiste la “fuga dei cervelli”. Esistono ricercatori che si fermano all'estero per opportunità migliori di produrre scientificamente con mezzi economici e di supporto logistico migliori, ma la stragrande maggioranza delle “menti” scientifiche è ancora in Italia e basterebbe investire di più a livello locale per vedere di che cosa è capace la ricerca italiana, che fra l'altro e tuttora a livelli eccezionali considerando le risorse limitate. Inoltre, la comunicazione via Internet e la telemedicina ci permette di lavorare con gruppi italiani e di altre nazioni, come se fossimo tutti nello stesso laboratorio, per cui ormai la ricerca non ha più confini, e spesso si può aiutare di più delle iniziative italiane rimanendo all'estero piuttosto che ritornando in Italia per competere per le poche risorse disponibili.

A cura di Carmelo D'Alessio
fonte: ProgettoDiabete.org

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